Convegno "Educazione, riabilitazione e cura con l'aiuto degli animali"

Considerati ancora per molti una terapia alternativa, gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) possono rivelarsi preziosi trattamenti di carattere sanitario, in grado di attivare risposte emotive, percettive e sensoriali nuove con una importante valenza terapeutica, riabilitativa, oltre che educativa e ludico-ricreativa.

Ne abbiamo parlato martedì 16 febbraio nel convegno “Educazione, riabilitazione e cura con l'aiuto degli animali”, una giornata di approfondimento dedicata a operatori e famiglie di bambini e ragazzi con Paralisi cerebrale infantile e disabilità neuromotorie, per fornire informazioni sui diversi interventi assistiti ma anche indicazioni per distinguere un buon progetto da attività di qualità ma non di carattere terapeutico. Ha offerto un prezioso inquadramento di questo universo in evoluzione Lino Cavedon, psicologo e psicoterapeuta, esperto IAA, coinvolto nell'intenso lavoro di definizione delle “Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)”, conclusosi con l’approvazione nel 2015 dell’Accordo Stato, Regioni e Province autonome: “Con questo documento abbiamo stabilito regole omogenee sul territorio nazionale e definito gli standard di qualità per identificare trattamenti che incidono significativamente nella vita dei pazienti”, ha spiegato. In base alle linee guida nazionali rientrano negli IAA: le Terapie Assistite con gli Animali, finalizzate alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale; l’Educazione Assistita con Animali, finalizzata a promuovere, attivare e sostenere le risorse e le potenzialità di crescita, relazione e inserimento sociale delle persone in difficoltà; le Attività Assistite con gli Animali, finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della corretta interazione uomo-animale.

“Nell'ambito degli interventi con gli animali, alla parola del terapeuta si aggiunge il senso motorio e l'inconscio, la possibilità di avere un risveglio dei contenuti e delle emozioni più profonde – ha spiegato Cavedon - . Il contatto con l'animale consente di liberare ciò che viene trattenuto a livello corporeo. Poiché molte esperienze traumatiche vengono trattenute in una forma somatosensoriale non possono che essere comunicate e decodificate attraverso il medesimo canale corporeo. Attraverso il contatto passano sensazioni, emozioni, sentimenti. Il processo è largamente inconscio. Il terapeuta deve prendere queste emozioni e trasformare questi vissuti in pensieri e consapevolezze. Le diversità etologiche e psicologiche dell'animale possono poi favorire una presa in carico diversificata che può rispondere ai diversi bisogni della persona”.

La presenza dell'animale può quindi favorire nuove dinamiche psicologiche ed educative: esercitare la sensorialità; stimolare l'attenzione e il cognitivo in modo che crescano conoscenze e potenzialità; stabilire legami affettivi; migliorare le abilità motorie; controllare ansia e provare gioia; potenziare la memoria; incoraggiare la socializzazione; acquisire senso di responsabilità e/o migliorare l'autostima.

Scarica la presentazione del dottor Cavedon

 

Un esempio concreto è stato offerto da Francesca Bisacco, presidente Associazione Rubens e membro della Commissione per le attività assistite con animali Regione Piemonte. Bisacco ha illustrato l'esperienza di una bambina in carrozzina con Paralisi cerebrale che sta seguendo un percorso di riabilitazione con un cavallo: “Al primo incontro Spillo l'ha salutata con baci e lei ha provato ad alzare le braccia per accarezzarlo. Dopo due anni la bimba cammina con tutore, pulisce Spillo, muovendo tutti e due gli arti e monta a cavallo, da sola. Prima non riusciva a fare nulla di tutto questo. Oggi conduce Spillo autonomamente, ha capito la lateralizzazione e ha partecipato al saggio di fine anno davanti alla sua famiglia e ai compagni di classe. Questo ha cambiato il destino psicologico della bimba, oggi consapevole della sua disabilità così come dei grandissimi passi avanti che ha fatto: per i suoi compagni ora è la bambina che va a cavallo”.  “Resistenza e motivazione sono centuplicati dal contatto con animali e con l'aumento della resistenza muscolare si può progredire nell'autonomia - ha continuato - . I bambini all'inizio sono spesso arrabbiati. A loro si chiede di scaricare la rabbia. Dopo il riscaldamento c'è quindi la salita a cavallo. Già fare i gradini per salire a cavallo richiede un grandissimo sforzo ma i bambini si impegnano perché il premio è oltre l'ostacolo. Poi si lavora sui distretti corporei. Per stare sul cavallo bisogna cercare l'equilibrio a ogni passo, cercare il proprio baricentro. Anche se la persona non riesce a muoversi in modo assoluto, il cavallo riesce comunque a stimolare gli stessi muscoli che si utilizzano per camminare”.

La dottoressa Bisacco ha proseguito citando un progetto di ricerca sviluppato a Torino, che ha coinvolto 14 bambini con PCI tra i 6 e i 12 anni, coinvolti in un percorso di 6 mesi con un trattamento una volta a settimana di 45 minuti. “Già dopo un mese e mezzo di attività i genitori hanno notato i benefici, sia rispetto all'equilibrio statico che a quello dinamico, la migliore postura da seduti, il desiderio di sperimentarsi e camminare senza ausili così come, infine, a livello emotivo una minore aggressività dei bambini. Non sono più bambini malati, sono bambini che vanno a cavallo”. 

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Antonia Mirarchi, psicologa e fisioterapista specializzata in rieducazione equestre presso AIAS, ha introdotto il tema della psicoterapia equestre, “una prospettiva sulla riabilitazione con i cavalli che pone l'accento sugli aspetti relazionali e psicologici e sull'importanza della qualità delle relazioni ai fini dei risultati riabilittivi. Una terapia a mezzo del cavallo che non interpreta il cavallo come un mezzo o strumento ma come soggetto, protagonista di una relazione che produce benessere mediato da uomo, psicologi e terapisti, e articolato nella doppia dimensione di corpo e mente e la dimensione psicologica e relazionale”.

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Dopo una fase di empirismo iniziale, anche questi trattamenti stanno adottando approcci sempre più scientifici. Domenico Bergero, veterinario e docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino, Politecnico di Milano, Università di Torino, ha offerto un interessante esempio del legame sempre più stretto fra medicina e veterinaria, illustrando uno studio in corso per valutare l'effetto della riabilitazione equestre sulla biomeccanica della deambulazione in bambini affetti da autismo (dai 6 ai 12 anni). Attraverso un sistema molto avanzato di registrazione e monitoraggio dei parametri di movimento si stanno valutando e registrando i parametri del movimento – della camminata a piedi in particolare - di questi bambini prima, durante e dopo le sedute di riabilitazione equestre, registrando il miglioramente offettivo dei paramentri di deambulazione. “La strada è ancora lunga ma l'obiettivo è valutare gli effetti sui diversi tipi di disabilità neuromotorie”.

 

Debra Buttram, educatrice, formatore e valutatore IAA, presidente di Natura Animale, ha proseguito con il racconto molto emozionante degli interventi assistiti con i cani e bambini con disabilità presso il Centro Diurnio per persone con disabilità di Lecco, dove ha iniziato a lavorare nel dicembre del 1994 con golden, coker e, anche, con cane meticcio. "Il buono che è possibile tra un essere umano e un animale è solo possibile all'interno di una relazione equilibrata”, ha esordito focalizzando l'attenzione sulla relazione che si crea fra utente e animale e contestualizzando l'impiego di animali differenti, più o meno affettuosi e predisposti alla relazione, in funzione dell'utente. “Il beneficio esiste nel momento in cui sorriso entra dentro di lui ed è un passo avanti per il suo percorso”, ha concluso.

 

Dopo aver parlato di cavalli e cani, la giornata si è chiusa con un focus sugli asini e le potenzialità che questo animale ha nel lavoro con le persone con difficoltà, illustrate da Chiara Menardi, educatore professionale e cinofilo educatrice Ulss 6 - Centro Pet therapy Ulss4 Alto Vicentino.“Nella visione comune ha molti elementi negativi: è umile, rustico, si pensa sia dotato di scarsa intelligenza, è cocciuto, testardo... di contro ha una serie di caratteristiche che si prestano particolarmente agli interventi assistiti con gli animali: è un animale socievole e affettuoso, che cerca il contatto e la compagnia; è empatico, se persona non è serena si ferma e aspetta; è estremamente curioso, è tollerante e disponibile; di mole ridotta risulta facilmente avvicinabile e non incute timore come il più maestoso cavallo; è buffo e crea simpatia, tenerezza e divertimento come il suo raglio, dal tono molto basso e vibrante che viene percepito anche da bambini con tetraparesi; infine, nelle situazioni di pericolo o di difficoltà si ferma, indecisione che viene sfruttata anche per il trattamento di ragazzi con movimenti scomposti o agitati”. Queste caratteristiche lo identificano come un animale ideale per un lavoro terapeutico relazionale: “Aiuta a recuperare una comunicazione autentica, semplice e profonda che si basa sul gioco e sul contatto con un forte coinvolgimento della parte intima affettiva ed emozionale. Si presta meno a lavorare con utenti con problematiche di carattere fisico, a differenza del cavallo ideale per un recupero di carattere motorio in quanto in grado di riprodurre il passo umano. L'asino si presta quindi a un percorso relazionale, emotivo. “Ultimo arrivato” del mondo animale rispetto agli interventi assistiti, l'asino, insomma, ha davvero molto da dare.

Scarica la presentazione della dott.ssa Menardi 

 

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