"Emozioni oltre le parole". Veronica e il suo volontariato in Ariel

Veronica aveva le idee chiare: il suo volontariato ideale sarebbe stato con i bambini. Da Google la sua ricerca è presto arrivata ai progetti di Fondazione Ariel, a sostegno dei bambini colpiti da paralisi cerebrale e delle loro famiglie. Senza esitazione ha alzato la cornetta e la sua avventura è iniziata.

Non sono mancati momenti di spaesamento, anche per una persona così determinata. Attimi di "paura" di fronte a una patologia così difficile da rubarti ogni parola. Sono però presto sfumati. Gli sguardi dei bambini e la ricchezza dei momenti insieme hanno cancellato ogni dubbio.

Era il volontariato dei suoi sogni, come ci racconta:

"La mia esperienza di volontariato in Ariel è iniziata nel febbraio 2012. Desideravo aiutare le persone in difficoltà, soprattutto i bambini, impiegando il mio tempo libero in qualcosa di diverso. Facendo una ricerca sul web, ho trovato Fondazione Ariel e ho subito contattato la responsabile dei volontari sperando di avere la possibilità di entrare a farne parte. Da subito il colloquio conoscitivo mi ha dato sensazioni positive, voglia di mettermi in gioco, di conoscere da vicino la realtà di questi bambini affetti da paralisi cerebrale infantile. Ho così frequentato subito il corso di preparazione.

Il volontariato in Ariel ha rappresentato per me la realizzazione di un desiderio che coltivavo da molto tempo. Il primo sabato mattina con i bambini mi sono sentita inizialmente impacciata, timida e spaesata di fronte al dolore dei genitori e di fronte a una realtà così dura da dover accettare: ho creduto per un attimo di non essere la persona giusta. Le mie prime emozioni vedendo quei bambini sono state fortissime. Le emozioni di paura prevalevano, la paura di non essere io la persona giusta per quei bambini, la persona che avrebbe potuto donare loro momenti di gioia, ma dal secondo incontro in poi tutto è stato più spontaneo. I colleghi (volontari Ariel da più tempo di me) mi hanno aiutata ad abbattere quel muro di insicurezza e così, osservando la loro spontaneità, con i dolcissimi bambini mi sono sentita come se fossi a casa e le attività di gioco con loro sono state da li in poi un modo per comunicare e stare vicino alle loro famiglie.

Questa esperienza mi ha fatto crescere interiormente, mi ha fato capire che non tutto è scontato nella vita e che di fronte alle difficoltà bisogna combattere. Essere volontaria Ariel mi ha insegnato che i bambini con diverse abilità sono come tutti gli altri bambini, anzi probabilmente hanno qualcosa in più. Ciò che mi ha colpito di più e che mi colpisce ogni volta che sono con loro, è lo sguardo. Sguardi dolcissimi, intensi, sguardi che comunicano più di qualsiasi parola, sguardi di sofferenza ma anche gioia allo stesso tempo. Li posso notare mentre gioco a modo mio con loro, ed è in quei momenti che ti rendi conto di essere una persona utile e felice. Mai come in quei momenti mi sono sentita più appagata.

Questi bambini mi hanno insegnato che comunicare non significa solo parlare con l’altra persona, ma significa anche guardarsi in silenzio trasmettendoci tantissime emozioni. Emozioni di gioia che si sentono grazie al contatto fisico affettuoso che condivido ogni volta che mi relaziono con questi bambini meravigliosi". 

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