"Ariel è una parte della nostra vita"

"Quando ho conosciuto Ariel ho cominciato a respirare...". Usa questa metafora Maria, quando rievoca l'incontro con Fondazione Ariel. Avevano diagnosticato a suo figlio Samuele, che oggi ha 5 anni, una lesione a livello cerebrale e tutto da quel momento non è stato più lo stesso.

"Abbiamo iniziato il percorso della riabilitazione da subito - ricorda - . Uno dei problemi che hai è che sei costretto a incontrare diverse persone, ognuna con la sua preparazione universitaria, e con il suo vissuto... il che non sempre aiuta la famiglia. Anzi quasi mai. All'inizio ti si crea il vuoto intorno, a livello di comprensione. Tutte queste opinioni ti danno un senso di grande solitudine...". Poi l'incontro con la Fondazione. "Ho incontrato Ariel in un momento veramente di crisi. Grazie ad Ariel ho potuto confrontarmi con altri genitori. Ho cominciato a capire che quello che provavamo noi come famiglia non era qualcosa che vivevamo solo noi... Che non ero io che non ero capace di gestire il tutto, ma che ci son passati più o meno tutti. E questo mi ha aiutato a riacquistare stima in me stessa".


Un percorso "di grande aiuto", commenta elencando le attività seguite insieme al marito Giovanni: "Abbiamo trovato un sostegno psicologico, ma non solo. Ariel fa proposte diverse. Abbiamo seguito diversi corsi: con il medico, per capire gli step a livello chirurgico nel futuro del nostro bambino; con l'avvocato per comprendere le tutele legali per i nostri figli. Grazie alla consulenza dell'assistente sociale ho scoperto, ad esempio, che avevo diritto a degli ausili in casa e a battermi per averli". Un sostegno a tutto campo, quindi.

"Ariel non ha la bacchetta magica per far tornar tutto come prima. Ma hai la possibilità di parlare di quelle piccole cose che ti capitano nella quotidianità e che comunque pesano. Ti apre gli occhi, vedi davanti a te quale sarà la tua vita, il tuo destino. E con Ariel impari anche ad accettarlo. Grazie ad Ariel mi batterò perché Samuele sia una persona autonoma a livello mentale. E per il futuro io spero che, con la testa, con una mano, e con la sedia a rotelle elettrica, possa andare dappertutto... Questo è il mio obiettivo del futuro." E lo è anche per Ariel.

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