"Non conoscevo nessuno che avesse un fratello con disabilità"

Dietro gli occhiali due occhi vispi e il sorriso contagioso e imprevedibile dei 17 anni. Basterebbe quello a rapirti mentre parli con Francesca ma c’è di più. Sono i suoi pensieri e le riflessioni, incredibilmente mature e lucide. Anche nel raccontare un’esperienza complessa come la disabilità, quella di suo fratello, gemello: Marco. Una unicità nell’unicità, da imparare a conoscere e con cui confrontarsi ogni giorno.

“Prima di iniziare a frequentare il Gruppo “Fratelli” non conoscevo nessuno che avesse un fratello disabile - spiega Francesca - . Sentire l’opinione degli altri, cosa vivono, cosa pensano, quali sono le loro sensazioni. Sapere che tutti abbiamo qualcosa in comune ci avvicina molto e, in un certo senso, è anche di conforto: scopri di non essere l’unico a vivere questa sensazione e ad affrontare le incertezze e le difficoltà. Anche se forse in un certo senso sono un po’ diversa da loro perché io e Marco siamo fratelli gemelli e quindi forse in parte ho esigenze e preoccupazioni un po’ diverse”.

È un fiume in piena, Francesca, ma molto lucida nel raccontare la sua vita legata a filo doppio a Marco. “Siamo insieme da quando siamo nati, in pratica da sempre. Mi sono subito dovuta adattare a questa dimensione particolare. Mi sono sempre sentita un po’ “messa da parte” ma ho sempre saputo, fin da piccola, che lui aveva bisogno di più attenzioni e di essere seguito più di me: è qualcosa che ho sempre sentito dentro e con cui sono cresciuta. Gli voglio un mondo di bene, siamo molto legati ma non me ne sono mai resa pienamente conto. Fino a quando ho iniziato questa esperienza. Il percorso di gruppo con gli altri fratelli e sorelle di bambini e ragazzi con disabilità mi ha aiutato a capire questo sentimento e il nostro rapporto di fratelli, oggi ancora più stretto”.

Un percorso di incontri mensili, gruppi di parola, in cui lo scambio è aperto, libero, e seguito da professionisti che accompagnano il confronto: “Non è un’interrogazione, non abbiamo nessun obbligo - precisa prima di tutto Francesca  - . Ho sempre una profonda ansia da prestazione e questa libertà di espressione mi ha aiutato molto: possiamo parlare di qualsiasi cosa, se ne abbiamo voglia. In questo flusso lo scambio è continuo, un dialogo bellissimo, riesci a dare e ricevere consigli e a interpretare quello che provi. Questo percorso di gruppo ha affiancato il mio lavoro psicologico personale ed entrambi sono stati per me preziosissimi, forse anche perché si sono sviluppati in contemporanea. Mi hanno aiutato a mettere in luce i meccanismi dei miei comportamenti che da sola non riuscivo a capire”.

Da qui l’idea di proporre un'avventura simile anche ad Andrea, il fratellino più piccolo, che ha preso parte al Gruppo dedicato ai siblings più piccoli, “Fratelli in gioco”, dedicato ai bambini fino ai 12 anni. “Per me è stato così importante confrontarmi con i miei coetanei che ho cercato di convincere Andrea a fare questa esperienza - spiega Francesca - . Quando è tornato dal primo incontro non gli ho fatto domande dirette perché so che quello che accade resta nel gruppo ma l’ho visto contento. Sono sicura che gli servirà”.

Un supporto per affrontare le difficoltà ma anche una occasione per mettere a fuoco la ricchezza e l’unicità di questa avventura a cui Francesca ha già iniziato a dare un significato: “Mi sento molto diversa dai miei coetanei, ancora oggi. E in questo credo abbia avuto un ruolo anche Marco e il nostro legame.  Mi rendo conto di avere un altro approccio, forse più complesso, più sensibile. Tendo a muovermi  per empatia e sensibilità. Forse il fatto che lui non riesca a comunicare il suo affetto con le parole, mi ha portato a una ricerca di profondità e a una vicinanza nei confronti di chi ha qualche difficoltà. Potrebbe dipendere dal fatto che ho sofferto molto da piccolina. Se sento che nel mio gruppo c’è una persona che ha qualche difficoltà cerco di avvicinarmi. Lo facevo fin da piccola, in fondo. Da una parte cercavo di allontanarmi ma, alla fine, stavo sempre attaccata a Marco. Forse gli adulti vedevano già in me questa bellezza, invece  io non me ne rendevo conto . Oggi sì, riconosco di essere poco conformista e che questo è positivo: sono attratta dalle persone “diverse” e credo che l’imperfezione, la diversità, non sia un fatto negativo ma qualcosa di positivo”.

La riprova di questo arricchimento anche nei sogni e i progetti per il futuro. Francesca studia al liceo delle Scienze Umane e vuole proseguire questo percorso legato ai sentimenti e alla psicologia. “Ho sempre vissuto in mezzo a questi temi, di affettività ed empatia, e voglio far fruttare e dedicare anche agli altri questo mio bagaglio di esperienze”.

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