Ciao,

Ciao, "nonna Rita". Grazie da tutti noi!

Il ricordo e il saluto di tutta Ariel alla prima volontaria della fondazione, Rita Molé.
"Era la prima che trovavo fuori dalla porta del mio studio la mattina. Simpatica e accogliente con i genitori. Sembrava una nonna tranquilla e premurosa, in realtà era tutta d'un pezzo, capace di grande tenerezza e comprensione, sì, ma anche di grande forza e determinazione, una persona di cultura, una delle prime donne a laurearsi in Giurisprudenza in Sicilia in tempi in cui ancora era una facoltà a cui si iscrivevano solo uomini. Alcuni dei momenti più cari e più divertenti dei primi anni di Fondazione Ariel si legano a doppio filo a Rita”. Con le parole del nostro direttore medico scientifico, il professor Nicola Portinaro, vogliamo aprire il nostro ricordo di Rita Molé, la prima volontaria di Fondazione Ariel.

 

“Nonna “Rita” come tanti nostri bambini e genitori l'hanno chiamata per anni, ci ha lasciato da qualche settimana e desideriamo ricordarla, superando la tristezza di questo commiato, con le parole di quanti hanno avuto la fortuna di percorrere un pezzo di strada con lei.

 

Fin dai primi passi di Fondazione Ariel, nel 2003 in un momento per lei difficile, seguito alla morte del marito. “Fare volontariato in Fondazione Ariel è stata per lei come una rinascita – ricordano i figli Roberto e Riccardo tornando indietro negli anni - . E' come ringiovanita. Nei primi 10 anni ha recuperato vigore, entusiasmo ed energia: sicuramente il tempo trascorso insieme ad Ariel l'ha aiutata a vivere un momento per tutta la nostra famiglia molto complesso e ha regalato a lei e tutti noi grande beneficio. Grazie a lei Ariel è stata anche parte della nostra vita, è stata parte della famiglia”.

 

Per quasi 15 anni ha dedicato diverse ore alla settimana a Fondazione Ariel, andando a trovare i bambini ricoverati in reparto in Humanitas per un intervento chirurgico. Prima volontaria, ha coordinato nei primi anni il gruppo di quanti l'hanno seguita nella missione di donare un sorriso ai piccoli pazienti e alle loro famiglie, fra sacrifici e piccole-grandi vittorie. Capace di adattarsi alle esigenze di ciascun “piccolo angelo”, come li chiamava. Si affacciava dalla corsia ed entrava in punta di piedi nelle camere per regalare serenità: ”La nostra speranza è che si sentano bambini come tutti gli altri, anche all’interno del contesto ospedaliero”, diceva.

 

“Per anni è stata la nonna di tutti i bambini ricoverati nel reparto di Pediatria di Humanitas: passava tutte le mattine a salutarli, tutti, uno per uno, poi passava dal professor Portinaro e poi veniva in ufficio in Fondazione” - ricorda Fabiana Martis, la nostra prima segretaria non senza commozione – era una ambasciatrice di affetto, capace di essere accogliente con i genitori e regalare allegria e sorrisi ai più piccoli”.

 

Nel tempo ha tenuto compagnia a tante mamme e papà, una amica con cui condividere “5 minuti d’aria”, come diceva lei, per interrompere la loro solitudine nei tanti momenti di terapia, riabilitazione e riposo post-operatori dei piccoli pazienti.

 

“Cercare una sua foto nell'archivio fotografico di Ariel è come aprire un album di famiglia: nelle foto in cui compare non manca mai il sorriso, in posa con ciascuna delle persone che hanno lavorato in fondazione, con i piccoli e con i genitori, nelle feste di Natale, in reparto, in ufficio. Arrivava sempre con una luce speciale negli occhi che anticipava il suo spirito, l'ironia e la sagacia che portava in ogni incontro”, ricorda Francesca Naboni, responsabile Comunicazione. Nella foto che abbiamo scelto festeggiavamo insieme il suo compleanno, orgogliosamente in posa nell'ufficio di Ariel.

 

“Ho conosciuto Rita quasi 11 anni fa, quando muovevo i primi passi in Ariel mentre lei aveva già tracciato una parte importante e bella della nostra storia – ricorda Stefania Cirelli, responsabile Area Sociale e Volontari di Ariel - . Ricordo che ballava e cantava l’inno dei Mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, imitando Shakira e facendo ridere tutti di gusto! La sua ironia era irresistibile, le dicevo che mi ricordava Totò. All’inizio ci siamo scrutate un po’, poi si è creata sempre più confidenza e intimità. Ho apprezzato tanto la sua schiettezza, il suo acume; mi colpiva la capacità di essere attenta a tutti con un pensiero speciale per ciascuno, la sua generosità mi ha fatto sentire più volte in debito. Il suo impegno e la sua dedizione sono emblematici nel richiamare l’archetipo del “guaritore ferito”, di colui che può aiutare gli altri proprio a partire dal dolore che ha sperimentato per le proprie ferite. Questa era la sua forza, intensa e inarrendevole, ed è ciò che l’ha distinta. Ma c’erano anche i momenti in cui ci si appartava nel mio studio, le luci calavano e conoscevo una mamma amorevole e protettiva, che si lasciava andare alla rabbia e alla frustrazione per le ingiustizie, per le “soluzioni che non risolvono”, per i problemi che ci fanno sentire impotenti… La ringrazio per tutto, anche per la fiducia che ha riposto in me, aprendosi con dignità e coraggio”.

 

In una delle interviste che ci hai regalato ci hai detto: “Ogni volta mi porto a casa i sorrisi di questi bambini, i loro occhioni spalancati, a volte spaventati e sofferenti, ma sempre pieni di speranza e di fiducia”. Oggi siamo noi a portare con noi il tuo sorriso e il tuo sguardo pieno di amore.

 

Ciao, nonna Rita, e grazie a nome di tutti noi, di tante famiglie, di tanti amici e dei volontari di Ariel di cui sei stata pioniera. Grazie di cuore!

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