Distrofia muscolare di Duchenne

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è la forma più grave forma di distrofia, scoperta nell’Ottocento dal medico francese Guillaume Duchenne de Boulogne. Essa appartiene al gruppo delle distrofinopatie, in quanto è causata dall’assenza completa di distrofina, una proteina fondamentale per la funzione muscolare. La DMD è una malattia genetica rara e degenerativa che colpisce un maschio ogni 3.500 nati, mentre le femmine, di solito asintomatiche, sono considerate portatrici sane. 

Cause

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è causata da una mutazione genetica nel cromosoma X, che porta all’assenza della distrofina, una proteina essenziale per la salute e il funzionamento dei muscoli. Senza questa proteina, le cellule muscolari diventano più fragili e suscettibili a danni. La DMD segue un modello X-linked recessivo, il che significa che la malattia si trasmette attraverso la madre portatrice, che raramente manifesta sintomi. Le femmine hanno una probabilità del 50% di avere un figlio affetto o una figlia portatrice. Gli uomini, invece, non possono trasmettere la mutazione ai figli maschi, ma tutte le figlie femmine saranno portatrici. In rari casi, la mutazione può verificarsi spontaneamente (de novo) durante lo sviluppo embrionale, dando origine a una forma acquisita della malattia.

Diagnosi

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) viene diagnosticata inizialmente con un esame clinico e una valutazione della storia familiare.

I primi test includono:

  • Esami del sangue per rilevare l’aumento di proteine ed enzimi, come la creatinchinasi (CK), tipicamente presenti nel tessuto muscolare.
  • Biopsia muscolare, che quantifica i livelli di distrofina nelle cellule, solitamente eseguita dopo il test della creatinchinasi.
  • Elettromiografia, che valuta lo stato di salute dei muscoli e dei nervi periferici.

La conferma definitiva arriva tramite test genetici per individuare mutazioni nei cromosomi, che possono essere fatti anche prima della nascita. Se post-natale, è sufficiente un’analisi del sangue; se prenatale, l’esame può avvenire tramite analisi del DNA fetale o del liquido amniotico (amniocentesi o villocentesi), con un lieve rischio di aborto.

Trattamenti

Sebbene una cura definitiva per la Duchenne non sia ancora disponibile, i progressi nella ricerca hanno decisamente migliorato la qualità e la durata della vita dei pazienti. 

Il trattamento si concentra sulla gestione dei sintomi e delle complicazioni, per lo più legate alla debolezza muscolare. Farmaci come gli steroidi aiutano a migliorare la forza e la funzionalità dei muscoli, mentre i corticosteroidi contribuiscono a preservare la massa e la forza muscolare. A causa della molteplicità dei sintomi, è necessaria una gestione multidisciplinare che coinvolge neurologi, ortopedici, pneumologi e fisioterapisti. 

La fisioterapia e l’attività motoria regolare sono fondamentali per tonificare i muscoli e rallentarne l’indebolimento.

A livello ortopedico, potrebbero essere necessari ausili per la mobilità e, in caso di scoliosi grave, interventi chirurgici.

Le complicanze cardiache e respiratorie vengono trattate con farmaci e dispositivi per la ventilazione meccanica, e in caso di grave cardiomiopatia potrebbe essere necessario un pacemaker o un trapianto di cuore.

Infine, diverse sperimentazioni genetiche sono in corso, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono già disponibili farmaci approvati per il trattamento della DMD.

Aspettative di vita

Grazie ai progressi nelle cure cardiache e respiratorie, l’aspettativa di vita è aumentata e la sopravvivenza fino ai 30 anni è diventata molto più comune. Ci sono casi di giovani adulti affetti da DMD che frequentano l’università, si sposano e hanno figli.

Il 7 settembre viene celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla distrofia muscolare di Duchenne (World Duchenne Day), importante iniziativa promossa da World Duchenne Organization.

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